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Team resilience: come trasformare lo stress in una risorsa vincente

“Non è lo stress che ci uccide, ma come rispondiamo ad esso” (Selye, 1956).
Siamo tutti costantemente esposti a stress, difficoltà e avversità. Nonostante alcuni di questi siano controllabili, ci ritroviamo, talvolta, ad affrontare avversità incontrollabili. In questi momenti, più dello stress di per se, risulta critico per il nostro benessere il modo con cui scegliamo di risponderne.
L’insieme di processi psicosociali che proteggono l’individuo dagli effetti negativi dello stress vengono raggruppati sotto il nome di “resilienza” (Aburn et al., 2015). Nonostante venga solitamente associato al singolo, la resilienza di squadra è un aspetto su cui i ricercatori stanno ponendo particolare attenzione negli ultimi anni. A tal riguardo, attraverso la team resilience, i singoli membri utilizzano e combinano le proprie risorse con quelle degli altri compagni per permettere un adattamento positivo alle avversità e stress che il team incontrerà (Morgan et al., 2013). Pertanto, risulta cruciale cercare di promuovere tale processo all’interno dei team di tutti gli sport.
Cosa differenzia team resilienti da team non resilienti?
I team resilienti non sono come tutti gli altri team. Hanno qualcosa in più. Le ricerche (Morgan et al., 2013), hanno evidenziato le quattro specifiche caratteristiche che rendono i team resilienti.
- Struttura di team e leadership: questi gruppi si caratterizzano per un’elevata leadership condivisa, leadership trasformazionale e una solida base centralizzata, critiche per migliorare la coesione. Inoltre, sono in grado di sviluppare e mantenere una visione comune. Così facendo, viene fornito un chiaro senso di direzione e significato, particolarmente prezioso nei momenti di difficoltà. L’integrazione di questi aspetti favorisce la costruzione di canali di comunicazione efficaci, capaci di sostenere il team anche sotto elevati livelli di stress.
- Approccio orientato alla mastery: in questi team gli atteggiamenti e i comportamenti promuovono un enfasi sul miglioramento e apprendimento continuo nel team, a dispetto delle avversità.
- Relazioni: le interazioni all’interno di questi gruppi sono di alta qualità e basate su relazioni di cura e sul supporto emotivo, creando un ambiente fondato su un’identità condivisa e sulla prosocialità.
- Efficacia collettiva: all’interno di questi team, i membri condividono una forte convinzione nella propria capacità collettiva di affrontare e superare con successo le sfide che si presenteranno.
Come promuovere la resilienza di squadra
Seguendo le caratteristiche dei team resilienti appena viste, Morgan e colleghi (2019) hanno delineato cinque strategie che i team possono usare per promuovere e incrementare la resilienza di team.
- Ispirare, motivare e sfidare i membri del team a raggiungere l’eccellenza delle prestazioni.
- Sviluppare un sistema normativo di squadra basato sul senso di appartenenza al team e sulla responsabilità (“noi” piuttosto che “io”)
- Coltivare un’identità di squadra e un’unione basata su una cultura altruistica e produttiva.
- Promuovere il divertimento e mantenere una visione positiva durante i fattori di stress.
- Esporre continuamente il team a sfide e a situazioni inaspettate/difficili.
Pressure training
In linea con quanto evidenziato nell’ultimo punto, il pressure training ha l’obiettivo di potenziare la capacità degli atleti di gestire lo stress sotto pressione e di migliorare la resilienza della squadra. Per raggiungere questo scopo, il team viene esposto in modo intenzionale e controllato a situazioni stressanti simulate durante gli allenamenti.
Questa tecnica non si limita a sviluppare abilità di coping, ma permette anche di modificare il modo in cui gli atleti interpretano lo stress. Difatti, lo stress e la pressione non verranno più percepiti come nemici da evitare, ma come risorse funzionali alla crescita e alla prestazione (Low et al., 2023; Kegelaers & Oudejans, 2024)
Un’ analisi tematica condotta da Low e colleghi (2023) ha evidenziato tre elementi fondamentali che dovrebbero essere sempre considerati quando si creano situazioni “pressanti”
- Estendere la portata delle conseguenze: le pessime “conseguenze” di una cattiva performance possono agire come elemento di pressione. Quando queste ultime impattano l’atleta anche al di fuori dal campo, impattando quindi più su la “persona” che su l’”atleta”, il pressure training risulta maggiormente efficace. Ad esempio, tenere traccia dei rigori sbagliati durante l’anno con delle classifiche visibili a tutti, produrrà una pressione che durerà ben oltre il singolo allenamento, aumentando la pressione percepita, incrementando, pertanto, l’efficacia del pressure training.
- Simulare le richieste psicologiche tipiche della competizione: L’obiettivo è ricreare non solo le condizioni esterne della gara (come il pubblico, gli arbitri o il rumore), ma soprattutto lo stato mentale dell’atleta in quei momenti: l’urgenza della prestazione, la pressione sociale, l’incertezza del risultato, la frustrazione o l’ Questo tipo di simulazione aiuta gli atleti a riconoscere e gestire queste dinamiche quando si presentano in gara.
- Avvicinarsi all’intensità della pressione competitiva, senza replicarla: Non è necessario (né sempre possibile) replicare perfettamente la pressione vissuta in gara. Ciò che conta è riprodurre situazioni abbastanza sfidanti da permettere all’atleta di allenare strategie di coping e rafforzare la fiducia in sé. Anche livelli moderati di pressione possono essere utili, purché siano rappresentativi delle sfide reali
In conclusione, oltre ad agire sulla resilienza individuale di ciascun atleta, lo psicologo dello sport può, attraverso interventi mirati, svolgere un ruolo fondamentale nel coltivare e rafforzare la resilienza di squadra, elemento critico per il raggiungimento di una performance ottimale.
A cura della Dott. Diego Di Russo
Dott. Alessandro Bargnani | CEO CISSPAT LaB
BIBLIOGRAFIA
Aburn, G., Gott, M., & Hoare, K. (2016). What is resilience? An integrative review of the empirical literature. Journal of Advanced Nursing, 72(5), 980–1000. https://doi.org/10.1111/jan.12888
Kegelaers, J., & Oudejans, R. R. (2024). Pressure makes diamonds? A narrative review on the application of pressure training in high-performance sports. International Journal of Sport and Exercise Psychology, 22(1), 141–159. https://doi.org/10.1080/1612197X.2024.1890456
Low, W. R., Freeman, P., Butt, J., Stoker, M., & Maynard, I. (2023). The role and creation of pressure in training: Perspectives of athletes and sport psychologists. Journal of Applied Sport Psychology, 35(4), 710–730. https://doi.org/10.1080/10413200.2023.2200478
Morgan, P. B., Fletcher, D., & Sarkar, M. (2013). Defining and characterizing team resilience in elite sport. Psychology of Sport and Exercise, 14(4), 549–559. https://doi.org/10.1016/j.psychsport.2013.01.004
Morgan, P. B., Fletcher, D., & Sarkar, M. (2017). Recent developments in team resilience research in elite sport. Current Opinion in Psychology, 16, 159–164. https://doi.org/10.1016/j.copsyc.2017.05.013
Morgan, P. B., Fletcher, D., & Sarkar, M. (2019). Developing team resilience: A season-long study of psychosocial enablers and strategies in a high-level sports team. Psychology of Sport and Exercise, 45, 101543. https://doi.org/10.1016/j.psychsport.2019.101543
Selye, H. (1956). The Stress of Life. New York: McGraw-Hill